
Nato a Bari il 20 luglio 1933, Gennaro Picinni comincia a dipingere nel 1950, incoraggiato dal padre. Esordisce al Premio Taranto con uno stile astratto, che abbandona a metà degli anni Cinquanta quando entra fra i «pittori del Naviglio» a Milano, accanto a Crippa, Fontana, Giani, Peverelli, Scanavino e Sottsass.
La sua cifra sono colori puri e materici stesi su un impianto grafico di derivazione fiamminga: una precisione che lo rende riconoscibile in tutto il panorama italiano e gli vale il soprannome di «fiammingo delle Puglie».
Nel 1959 vince il primo premio alla Biennale Internazionale del Mediterraneo di Alessandria d'Egitto. Dal 1960 lavora fra Roma e Bari. Al culmine della carriera, dopo aver sviluppato a lungo temi religiosi, alcuni suoi dipinti entrano nel patrimonio dei Musei Vaticani, esposti nella sezione d'arte moderna dell'Appartamento Borgia.
Nella collezione Incipit è presente con una serie di serigrafie d'autore, fra cui il ciclo ispirato a Gargantua e Pantagruel di Rabelais e le tre Pietà di Roma.




