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Pericle Fazzini, lo scultore del vento

Pericle Fazzini, lo scultore del vento

«Lo scultore del vento»: così Giuseppe Ungaretti definì Pericle Fazzini, nato a Grottammare nel 1913, per la capacità unica di dare alla materia — bronzo, gesso, creta — il movimento dell'aria. È una definizione che si legge per intero solo davanti alla sua opera più celebre.

Nel 1965 Papa Paolo VI gli commissiona la Resurrezione per l'Aula Nervi in Vaticano: un bronzo lungo venti metri, alto otto, profondo tre, dove Cristo emerge da un caos di materia in esplosione. È la terza grande commissione artistica nella storia della basilica vaticana, dopo la Cappella Sistina e il colonnato del Bernini — un'eredità enorme, che Fazzini porta con un linguaggio del tutto personale.

«Questa scultura per me è stata una grande preghiera», raccontava. «Ogni giorno lavoravo con la mia chiave fumante, come se qualcuno sopra di me guidasse la mia mano e il mio cervello perché potessi raggiungere il cielo». Oggi è probabilmente la scultura del Novecento più vista al mondo, alle spalle del Papa in ogni udienza generale trasmessa dall'Aula Paolo VI.

In collezione Incipit è presente una Resurrezione da tavolo del 1969, in bonded bronze su base di marmo di Carrara «Statuario», proveniente dalla Fondazione Vincenzo Di Paolo: la stessa tensione fra materia e forma, in una dimensione domestica.

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