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Marengo d'oro: piccola guida numismatica

Marengo d'oro: piccola guida numismatica

Il nome nasce da un campo di battaglia: Marengo, 1800, la vittoria di Napoleone sugli austriaci. Da lì il termine passa a indicare le monete d'oro da venti lire coniate in Italia per oltre un secolo — prima dal Regno di Sardegna, poi dal Regno d'Italia unito — diventando nel linguaggio comune sinonimo di moneta d'oro per eccellenza.

Ogni marengo pesa 6,45 grammi con un titolo di 900 millesimi, per circa 5,8 grammi di oro fino: un dato tecnico che resta identico da un esemplare all'altro. Ciò che invece cambia — e determina il valore da collezione, ben oltre il valore del metallo — è il sovrano raffigurato, l'anno di conio, la zecca e soprattutto lo stato di conservazione.

È proprio la conservazione a fare la differenza più grande: una moneta circolata per decenni, con segni di usura visibili, e una appena uscita dai torchi possono avere prezzi molto distanti pur essendo, sulla carta, la stessa emissione. Per questo la numismatica seria si basa su scale di conservazione riconosciute a livello internazionale, non su valutazioni a occhio.

In collezione Incipit sono presenti marenghi di Carlo Felice di Savoia e di Vittorio Emanuele II — la moneta che accompagna la nascita dello Stato unitario — insieme a emissioni più rare come le 100 lire di Umberto I del 1883, il taglio più alto della monetazione sabauda in oro.

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