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Décollage, seridécollage, serigrafia: le tecniche spiegate

Décollage, seridécollage, serigrafia: le tecniche spiegate

Sono tre tecniche diverse, spesso confuse fra loro perché condividono la radice "collage" e un legame profondo con la cultura di massa del Novecento. Capirle aiuta a leggere meglio non solo le opere, ma le scelte che ogni artista ha fatto per arrivarci.

Il décollage è l'esatto opposto del collage: invece di incollare, si strappa. Mimmo Rotella lo inventò a Roma nei primi anni Cinquanta staccando dai muri i manifesti cinematografici e pubblicitari, poi ricomponendo su tela gli strati strappati così come li trovava — lacerazioni, sovrapposizioni casuali, frammenti di dive e titoli di film che diventano materia pittorica. Nel "doppio décollage" lo strappo, anziché avvenire per strada, viene rifatto in studio con lo stesso gesto ma sotto il controllo dell'artista.

Il seridécollage nasce più tardi, come evoluzione: la stessa estetica del manifesto lacerato, ma ottenuta — o riprodotta — attraverso il procedimento della serigrafia, che permette di replicare con fedeltà cromatica un'immagine complessa su più esemplari, mantenendo tirature numerate e controllate.

La serigrafia, la tecnica più diffusa fra tutte, è un procedimento di stampa attraverso una trama (il "telaio serigrafico") che lascia passare l'inchiostro solo dove previsto: colori pieni, bordi netti, un risultato molto diverso — più grafico, meno materico — dal décollage originale. Gennaro Picinni e Gianni Testa, in collezione Incipit, lavorano proprio in questa tecnica.

Conoscere la tecnica non è un esercizio da addetti ai lavori: è ciò che permette di capire perché due opere apparentemente simili abbiano un valore e una storia molto diversi.

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